Under pressure.

Sono ufficialmente stanco. Morto. Un articolo in scadenza vicinissima, duecento pagine da tradurre in venti giorni, due registrazioni a settimana e cinque redattori con cui collaborare sono decisamente troppe cose per un uomo solo. Poi, se costui è  naturalmente pigro come me, la situazione è ancora più stressante. Se poi attorno a me chiunque, dal più grigio scribacchino da giornale di provincia all'avvenente conduttrice da tv nazionale, non fa altro che pensare a dove trascorrere le vacanze estive, allora tutto assume un chè di paradossale. E se a ciò sommate il fatto che mi aspetta un week end in cui l'unico momento di svago sarà con una sadica che sta già affilando le forbici per tosarmi, al paraddossale si aggiunge un retrogusto tragico. Percui, fatemi il piacere: non parlatemi più di vacanze. Almeno per un altro mese e mezzo, quella parola non ha alcun significato per me.

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Per un mucchio di libri

Accanto al mio letto c’è un comodino nuovo di zecca. Ma non è tanto il suo algido bianco laccato  ad essere degno di nota, quanto la torreggiante pila di libri non letti che lo sovrasta ed incombe sul mio (poco) sonno. Per essere precisi, sotto tre numeri di Diario, di cui solo l’ultimo parzialmente sfogliato, fanno bella mostra di sé:

– “Il libro dei coniglietti suicidi” di Andy Riley, una bibbia (a fumetti) di umorismo nero pubblicata in un bel formato strip per seguire meglio l’assurdità di alcune sequenze.    

 – “Tutti i santi giorni” di Michele Serra, la collezione dei suoi pezzi quotidiani su Repubblica, rimasti purtoppo uno dei pochi momenti di gioia del giornale mattutino.

– “Buona Apocalisse a tutti!” di Neil Gaiman e (nominalmente) Terry Pratchett, su cui non c’è molto da dire, se non che è un     assoluto capolavoro, una favola dark costellata da umorismo e satira feroce sugli aspetti più ridicoli dell’Inghilterra moderna.

 – “Il Negus” di Ryszard Kapuscinski, che ho rispolverato schifato da tutti gli istant book sorti come funghi per qualche facile guadagno sulla sua scomparsa.

Ovviamente sono in rigoroso ordine sparso, ma tutti egualmente consigliati e consigliabili. Nell’attesa che anch’io riesca a trovare il tempo di leggerli. Cosa che, visti i ritmi di vita che ultimamente ho forzatamente assunto, direi proprio non accadrà in tempi brevissimi. Che io abbia davvero bisogno di una vacanza, con la scusa di dover legger tutti questi libri?

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Vita universitaria

Ieri sera, mentre lo zapping annoiato di una domenica sonnolenta stava ormai giungendo all'apice, mi sono imbattuto in un mio ex-coinquilino intervistato allo speciale TG1 sul caro affitti a Bologna. E la cosa più strana per me, oltre all'osceno populismo che permeava tutta l'intervista con le solite domande sul cibo, è stata la lieve nostalgia provata verso i miei anni universitari. Che poi, a dirla così, sembrano passati dei secoli, invece di soli otto mesi. Più che altro, è a pensare ai ritmi frenetici che la mia vita ha assunto, che il ricordo delle sveglie alle 9 si fa più struggente. Ma poi, a rifletterci bene, sono ben altre le cose che davvero rivorrei indietro. Come le serate passate seduti a Piazza S.Stefano a lamentarsi dei docenti noiosi, di Ms. NoGlobal e della gente del collegio. Come i mangia-aperitivi al Biblos prima che un cantante stonato facesse l'occhiolino a Nunzio, ed in generale, il locale si saturasse di fighetti bolognesi. Come le corse al cinema dall'altra parte della città, solo per vedere un semi-sconosciuto capolavoro o l'ultimo anime di Miyazaki. Come le serate al Link o le feste in via Libia, dove non importava assolutamente chi suonasse o chi ci fosse, contava solo che era giovedì e si poteva fare davvero tardi. E, perchè no, anche un pò la vita di coppia mi manca, il poter dormire e svegliarsi assieme senza la fretta di dover sopravvivere al traffico di Milano per essere in ufficio in tempi strettissimi. Sì, decisamente mi manca ancora qualcosa di Bologna. Ma, come oggi mi è fin troppo chiaro, quella fase della mia vita si è già conclusa, portandomi verso un'altra, forse non altrettanto eroica, ma sicuramente altrettanto curiosa. 

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Disegni

Ultimamente, dopo tanti mesi a questa parte, sono riuscito a ritagliarmi un pò di tempo libero. Infatti, vuoi per il caldo, vuoi per la voglia di vacanza (ancora purtoppo precoce) che pare aver contagiato tutti al lavoro, ho finalmente fissato l'appuntamento per il tatuaggio. Così, dopo mesi passati a rimandare, sia per giorni liberi che improvvisamente scomparivano, che per impegni che magicamente si accavallavano, sono riuscito a trovare una giornata senza controindicazioni. Scelto il disegno, scelta la compagnia, ovvero la solitudine, visto che nessun* ha preso minimamente in considerazione l'idea di accompagnarmi, scelta la mano, anche se avrei preferito un tatuatore di Pavia appassionato di arpa celtica, che però non saprei proprio come rintracciare. A questo punto bisogna solo aspettare ancora un paio di giorni, il più sembra davvero fatto. E poi, come dicono gli anglofoni in questi casi, "stay tuned"!

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A volte ritornano

Per chi come me ha vissuto l'epopea di Massimo Coppola, guardare oggi Brand New su mtv non dev'essere certo facile, ne poi così divertente. Tuttavia, vuoi l'orario, che coincide col primo momento della giornata in cui riesco a tirare il fiato, vuoi comunque la mancanza di alternative valide, tra reality che mostrano aberranti squarci d'Italietta e programmi di parzialissimo approfondimento politico, ultimamente mi è capitato fin troppo spesso di tornare a guardarlo. E devo dire che l'attuale realizzazione non fa rimpiangere troppo il passato coppoliano. Alcune volte poi, grazie soprattutto agli ospiti, tra cui eccezionali ultimamente e per diversi motivi Remo Remotti e Franco Battiato, le interviste del conduttore sono persino interessanti e ben condotte. L'unico neo, forse ereditato anch'esso dai precedenti conduttori, è la tendenza, per me molto fastidiosa, ad interrompere l'ospite mentre parla. Ed una certa mania di protagonismo che ogni buon intervistatore dovrebbe perdere, sia che sia un Alex Infascelli alle prime armi dopo alcune (discutibili) prove di regia, sia che si tratti di un servile e viscido conduttore Rai che ben poco comprende della locuzione "servizio pubblico".

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Senza speranza.

Ieri non ero a Roma. Avrei voluto, davvero, soprattutto dopo le dichiarazioni del Papa dal Brasile, in cui si capisce benissimo come i prossimi passi dell'ingerenza vaticana siano l'aborto e il divorzio. E anche seguendo ai telegiornali della sera le dichiarazioni degli intervistati e i servizi da quella che una volta era la piazza degli scioperi sindacali, era tanta la voglia di esprimere il mio dissenso, il mio disagio verso chi è pronto a negare i diritti altrui, pur di seguire i dettami di squallidi porporati che ben poco possono comprendere di famiglie e orientamenti sessuali. Ma allucinanti ben più del coro dei politici di entrambi gli schieramenti erano le parole dei manifestanti. Nessuno di loro era minimamente sfiorato dall'idea che si trattasse solo di riconoscere un'alternativa, una scelta a chi come me vuole semplicemente il diritto di tutelare la propria compagna, senza bisogno di imporsi ed imporre una cerimonia a cui ben poco significato attribuisce. Invece ieri ha vinto l'ipocrisia. L'ipocrisia di chi, membro del governo, non ha avuto remore a partecipare ad una manifestazione contro l'esecutivo, almeno a detta degli stessi organizzatori. L'ipocrisia di chi, sempre tra i molti politici presenti, mostra come anche tra le coppie di fatto ci siano quelle di serie a e di serie b, quelle che dovrebbero essere tutelate dallo stato a livello economico e quelle che si sono già tutelate da sole. L'ipocrisia di chi si dice cattolico e poi ne nega i principi basilari, come l'eguaglianza di tutti gli uomini, credenti o meno. L'ipocrisia di chi cita la costituzione, basando l'Italia sulla famiglia, dimenticando forse, che uno stato laico come il nostro è principalmente basato sull'uguaglianze dei diritti e dei doveri dei suoi cittadini. Ma tutto lo schifo e tutto il ribrezzo, provato non tanto per chi manifestava, ma per chi li aveva circuiti, è fin troppo presto sostituito dalla rassegnazione: purtroppo, in Italia, in un paese che tanto ha speso in vite umane per i diritti civili, finchè la classe politica resterà questa non c'è più alcuna speranza di cambiamento. 

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Lavoro (?).

Dopo un weekend passato a fare altro, tra concerti di gente stonata e ragazzine che credono che Rock ‘n’ Roll Radio sia nell’ultimo cd dei Green Day, domani si ricomincia a lavorare. E passerò un’altra settimana a domandarmi chi me lo faccia fare. Cosa possa mai avermi convinto ad accettare un lavoro simile, così distante dalle promesse di libertà creativa e potenzialità espressive che sussurrava solo sei mesi fa, è un dubbio che mi attanaglia ogni domenica sera, mentre col treno passo per gli infiniti paesini tutti uguali della bassa brianza. Già mi vedo, domani, seduto sul solito muretto col portatile sulle ginocchia, intento a godermi il sole, almeno quello, oltre alle chiacchere degli altri autori. Discussioni quasi divertenti, oserei direi piacevoli, di certo mai noiose o banali, per quanto colorite e dibattute. Ma di lavoro, gratificante, ben pagato e stimolante, non se ne parla. Sembrano davvero lontani i tempi in cui non vedevo l'ora che arrivasse lunedì, anche solo per prendere un certo treno modena-bologna.. Continue reading

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Presenze silenziose.

Anche stasera, nonostante la stanchezza del lavoro e lo stress da mancanza di pause ormai da mesi, alle sette ero chino ad allacciare le scarpe da ginnastica sulla piccola panchina di legno, all'inizio del solito boschetto. E come tutte le sere ormai da tempo, mentre infilavo gli auricolari ed accendevo il lettore, la compagnia è arrivata. Silenziosa, puntuale e senza nome. Un sorriso, un cenno con la testa e si comincia a correre. Chi ci vedesse potrebbe facilmente pensare a due amici, o persino a due fidanzati. Ma io, della ragazza minuta con gli occhi scuri e la coda di capelli castani nemmeno conosco il nome. Non che importi eccessivamente. Mi basta la presenza, silenziosa ma partecipe dell'unica oretta che riesco a dedicare a me stesso in queste giornate frenetiche di lavoro. Così, mentre James Maynard Keenan inizia a cantare il sottofondo della mia corsetta, mi lascio persino sfuggire un sorriso per la strana stituazione, restando però convinto come sono che se uno di noi due aprisse bocca, rovinerebbe tutto.  

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Decalogo per giovani star.

Avendo a che fare ormai quotidianamente con le opere prime di giovani registi e attori, non mi stupisco più di cosa siano disposti a fare per godere di cinque minuti di visibilità. Certo, considerando anche come persino dalle aule giudiziare stiano arrivando esempi non proprio edificanti della versione cazzara e nostrana del cosiddetto “star system”, la cosa non dovrebbe più stupire così tanto. Ecco quindi, qualche consiglio sparso per chi nonostante tutto è ancora attratto dalle lucine della ribalta.

    Non bastano una camicia nera e una cravatta rosa per essere punk. Saper suonare uno strumento o avere delle motivazioni valide aiuterebbe.             

    Sarebbe cosa buona che ci fosse davvero qualcosa da dire, non che si facesse solo sfoggio di capacità o, peggio ancora, di sé stessi. 

   Per quanto ultimamente possano esserci molti esempi contrari, un’etica rigorosa dovrebbe essere alla base di ogni carriera, persino di quella di un giornalista.

–   Può anche succedere, ogni tanto, che le storie non abbiano un lieto fine melenso e buonista. Così, magari, da assomigliare lontanamente alla vita reale. 

    La creatività non si misura nel numero di autori diversi che si ha citato/copiato/omaggiato. Dovrebbe essere qualcosa di proprio e personale. 

   Essere piacevoli allo sguardo degli spettatori non basta per essere attrici o ballerine. Chi ha detto “anche l’occhio vuole la sua parte” non era certo un critico cinematografico.                                                                                            

    E’ ufficiale, quell’aria sostenuta da “non cerco il pubblico, io sono un regista impegnato” ha stufato. Anche perché è proprio facendo questi corti due camere e cucina, spesso inguardabili, che si cerca comunque di catturare un certo pubblico.

    L’impegno sociale, vero o finto che sia, è sempre una cosa bella. Anche se alcuni standard minimi di qualità andrebbero rispettati comunque. Oltre, ovviamente, a non trasformare le oggettive tragedie umanitarie in squallide forme di pietismo. 

    Un attore non dovrebbe mai pensare di star recitando. Anche se certe facce, certi sguardi da “la telecamera è lì e questo è il mio profilo migliore” hanno un effetto comico irresistibile.

    Mai mettere scene di sesso in un corto. Per nessuna ragione. Su dieci-venti minuti di durata dell’intera pellicola, una scena di tre minuti del genere, sbattuta a caso in faccia allo spettatore non crea interesse alcuno. Al più perplessità.  

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Cambiamenti.

Oggi, mentre una squadra a caso vinceva uno scudetto, mi è capitato di incontrare una persona che davvero non vedevo da tanto tempo. E dopo le prime cose, i soliti "stai benissimo", "non sei cambiata per niente" ed altre inutili banalità simili, lei un pò titubante mi fà " però sai, a sentirti parlare non ti avrei mai riconosciuto". Un pò sorpreso e parecchio preoccupato ho passato il resto della conversazione a pensare tra me e me quanto fossi davvero cambiato. Alla fine, messo in crisi da quello che probabilmente avrebbe voluto essere un complimento, ho deciso che no, non ero cambiato affatto. Sono sempre quello che adora le tue fossette. Quello che avrebbe pagato qualsiasi cifra per vederti sorridere. Quello che è capace di discutere per ore su un film o su una singola scena. Quello che non sa proprio farsela la barba, o forse è che non deve venirmi dritta. Quello che ha avuto fin troppe donne (rispetto a quante ne avrebbe meritate) ma che ne ha amata una sola. Quello che potendo non si sveglierebbe mai prima delle undici, ma che è capace di alzarsi per uscire a prenderti una rosa. Forse un pò più vecchio, ma sicuramente non più saggio.  Continue reading

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