Scatole

Quando si tratta di mettere in ordine non ho mai voglia. Non per pigrizia o per noncuranza, ma perchè ogni oggetto, ogni foglio, conserva un ricordo che faccio sempre fatica a riporre in fondo ad un cassetto. Così, quando ho spostato il vecchio baule metallico, non ho avuto bisogno di aprire la scatola lucida di plastica nera che c'era dentro. Sapevo già cosa conteneva: una cornice gialla, una guida turistica di Cuba con dentro un fiore essicato, il disegno di un angelo caduto e quello di un draghetto. Oltre ad un numero imprecisato di biglietti del treno amorosamente conservati in una busta  trasparente.  Strano come cambino le cose. Quando stavamo assieme, mi chiedevo spesso se anch'io sarei "finito" in una scatola così, in fondo o in cima ad un armadio, comunque lontano. Tanto lontano dalla luce da sembrare quasi una bara. Adesso, mentre  mi volto sorridente dopo aver riposto il baule, l'unica cosa che mi auguro è di averla riempita abbastanza bene quella scatola. Abbastanza, perchè da qui vedo chiaramente una sola cosa: in quella scatola, manca ancora uno stupido pelouche di un cane che fà un ridicolo suono quando gli schiacci la pancia.

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Serata per soli uomini

A differenza degli anni passati, ieri non avevo eccessiva voglia di fare disastri. Vuoi la stanchezza per queste feste, vuoi la prospettiva di tornare al lavoro fin troppo presto (o se vuoi, di aver finito fin troppo tardi), ma non pensavo certo di strafare. Percui, anche con un pò di fastidio per dover quasi festeggiare per forza, ho radunato alcuni amici. Sei persone, tutti uomini. E tra chiacchere, vino e sfottò la serata è iniziata benissimo, tanto che la mezzanotte è quasi passata inosservata, non fosse stato per la tv purtroppo accesa. Anche perchè, tra l'altro, avevamo parecchie cosette da dirci, visto che,  tirando le somme, è stato un anno con molti cambiamenti per tutti: c'è chi si è laureato, chi ha iniziato a lavorare, chi insegue ancora un pezzo di carta e chi una donna lontana. Chi è stato mollato da poco, e chi non riesce proprio ad innamorarsi di chi ha accanto da un pò. Ma per una sera, tutti abbiamo lasciato i problemi alle spalle, e ci siamo semplicemente divertiti. Tanto divertiti che tutte le mie perplessità erano sparite, e quando ognuno di noi è tornato alla sua vita (e qualcuno è andato a fare tutte quelle cose che se non le fai a Capodanno non le fai per tutto l'anno), non erano pochi i sorrisi e i volti sollevati.  Quindi che altro dire se non grazie ragazzi, mi serviva proprio.

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Merry Christmas?

Odio il Natale. Tutte le luci, i regali obbligati, lo stress del dover per forza festeggiare qualcosa che, onestamente, non è che mi tocchi più di tanto. E tutto intorno a te sembra spingerti, forzarti a gesti e parole che non ti escono naturali nemmeno con l’argano. Ma perché dovrei fare gli auguri a gente che nemmeno sopporto? E perché mai dovrei per forza regalare qualcosa per poi vederlo, nel migliore dei casi, lasciato da qualche parte a prendere la polvere? Che poi, se c’è una cosa che mal sopporto, è dover fare le cose per forza. Se io tengo ad una persona, le faccio dei regali tutto l’anno, ogni volta che mi passa per la testa, non di certo ho bisogno che qualcuno me lo ricordi, o che faccia una festa apposta per incentivare i consumi, travestendola di una religiosità e di significati che ormai si sono persi tra luci e lustrini, tra pacchi e pacchetti. E la gente che incontro, mentre anch’io mi sottometto al rito delle ultime spese, non ha certo la faccia di chi ha voglia di festeggiare: stressati, sempre di fretta e di malumore, lo sguardo distante, verso un traguardo che sembra non arrivare mai. Neanchè fossero ai lavori forzati. Ma questi giorni, complice l’influenza che non poteva certo mancare, non ho proprio la forza di fare nulla. E allora, con le ultime parole che scappano dalla tastiera, faccio anch’io gli auguri a tutti:

Merry Christmas, I don’t wanna fight tonight

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I’m twenty-five but still alive

Mentre scrivo, ovviamente al lavoro anche oggi, e per di più reduce da una due giorni niente male, a stento mi accorgo della canzone che sto ascoltando. Millencolin. Right about now. Non una gran canzone, ma come sottofondo dei pensieri molesti che mi tormentano oggi, non va male. "Stà al suo posto" direbbe un mio amico (anche se non della stessa cosa). Non riesce a distoglierti da quello che ti ha tenuto sveglio stanotte e forse ti accompagnerà fino a stasera. Venticinque. Sembrano tanti, così. Non li ricordo nemmeno tutti. Qualcuno, qua e là sparso in un mare di nebbia, come quella che mi ha svegliato stamattina. L'ultimo anno è passato confuso, frenetico in mille cose da fare e da sistemare. I tre precedenti (e mezzo) sono stati un periodo splendido in cui ero terribilmente felice, ma sono stati, percui stop. E gli altri? Cosa salverei degli altri venti (e mezzo)? Mah, alla fine, pensa e ripensa, salverei tutto. Più che altro perchè so benissimo che anche se tornassi indietro, ricascherei in tutti gli sbagli che ho fatto, ne uno di più ne uno di meno. Forse, però, qualcosa cambierei, a poter tornare indietro. E allora mi accorgo, che nel mare di ricordi, certezze e cazzate fatte in questo primo quarto di secolo devo ancora sistemare qualcosa, rimediare ad errori che non credevo nemmeno di aver fatto, nel momento in cui quelle parole mi uscivano dalla bocca. Speriamo solo di aver la possibilità di farlo, la mia parte pessimista (anche se ama definirsi realista) dubita, ma chissà. D'altro canto, anche questa canzone sembra confortarmi..

 Now I'm 25 and I'm still not high,
yeah, I'm 25 but still alive.
I'll never give up and I'll reach my goal,
until I reach my goal…

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Un altro 11 Settembre.

Scorrendo con noia sempre crescente le notizie di ieri, mi sono imbattutto in una che, stranamente, è riuscita a darmi un minimo di soddisfazione. Non avrebbe dovuto, perchè riguarda la morte di una persona. Ma stavolta è diverso. Perchè a morire (finalmente?!) è stato uno dei dittatori più sanguinari ed efferati del secolo scorso; uno che, grazie agli appoggi di cui godeva negli USA, sin dal colpo di stato alla Moneda nel 1973, è riuscito a tornare nel suo paese da uomo libero e a morirci, sempre da uomo libero. Un paese, il Cile, in cui ha retto una dittatura sanguinaria per 17 anni, il cui ricordo ancora segna i volti dei 10 mila sopravvissuti alle torture e agli abusi (oltre alle decine di migliaia costretti a lasciare il paese) o su quelli dei familiari delle più di 2 mila vittime accertate degli omicidi che ha ordinato negli anni sui suoi oppositori politici. Ma oggi, più che sulle vittime, cui bisognerebbe solo rendere una giustizia che purtroppo mai avranno, mi ferisce il fatto che chi si è reso colpevole di tali crimini contro l'umanità, non abbia mai subito alcuna condanna definitiva. Almeno sarebbe giusto che, il prossimo anniversario del golpe militare che ha dato inizio alla sua dittatura, qualcuno si ricordasse di quelle vittime, le prime purtoppo, ma forse significative di un popolo che in una sola notte, ha perso i sogni e le speranze che faticosamente aveva costruito nei 3 anni precedenti di governo democratico. Persi solo perchè poche multinazionali straniere si arricchissero sulla loro pelle. Ma dubito che questo accadrà. In fondo, si tratto solo di un altro undici settembre. Continue reading

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Brutta gente

E  poi si lamentano che i giovani non seguono la politica. Ma come fai ad appassionarti a qualcosa quando ne fa parte gente così? Come fai a prendere sul serio delle dichiarazioni, quando i  migliori analisti politici sono comici e i più importanti politici italiani diventano attori (ndR: ogni riferimento a fatti, cose, persone, svenimenti e malori è puramente voluto)? E dire che di problematiche da affrontare ce ne sarebbero, eccome: dalla precarietà giovanile agli scarsi investimenti nella ricerca, dalla regolamentazione dell’accanimento terapeutico ai diritti delle coppie di fatto, fino a chissà quante altre cose che ora non mi vengono in mente. Ma no, tutti sembrano solo interessati ad una cosa, le poltrone. E tra chi strizza l’occhio ad una parte politica che fino a poco tempo fa aveva definito “criminali comunisti mangia bambini” (il bello è che è tutto vero.. ah, le gioie de La Padania, scusate il termine) pur di perseguire obiettivi che da tempo ha dimenticato per salire al governo con chi professa l’opposto, e chi vorrebbe volentieri riformare un partito che considerava peccato votare per gli altri, saccheggiando da entrambi gli schieramenti tutti i reduci di quel partito, che nel frattempo pur di continuare a percepire stipendio da parlamentare (che, tra l’altro, aumenta ogni anno con qualsiasi coalizione al governo e permette di andare in pensione dopo una sola legislatura, mah..) hanno seguitato a saltare da uno schieramento all’altro, da una poltrona all’altra. Una volta, questi figuri sarebbero stati chiamati “ipocriti”. Adesso, semplicemente, buffoni.

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Grazie

Certe volte nemmeno me ne accorgo. Basta davvero poco. Due chiacchere, un paio di semplici domande che rivelano quanto tu tenga a me. O anche solo i tuoi gesti, come ti appoggi alla mia spalla reclinando la testa per guardarmi negli occhi. O le tue mani che cercano un contatto, mentre seguono il profilo di una barba che mai ho il tempo di farmi. Certe volte poi, sei così disarmante da lasciarmi senza parole. E allora che altro posso dire, se non grazie. Grazie perchè dici cose che io nemmeno riesco a pensare. Grazie perchè ti sei innamorata di quest'essere stronzo, acido e lunatico che sono diventato. Grazie perchè sei entrata nella mia vita in un momento in cui nulla più mi sembrava andare bene. E grazie infine, perchè quando metterò da parte i miei mille impegni e le mie mille attese, mi volterò verso di te e mi renderò finalmente conto della persona speciale che ho accanto. 

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Crollo

Andava tutto bene. Torno da lavoro prima, soddisfatto. E anche le ore in treno sembrano passare in fretta, sull'onda di progetti per la sera, il weekend e ancora più in là. Ma poi basta poco, una cartolina finita in un cassetto, nascosta da tutto tranne dagli infidi scherzi della memoria. Sopra c'è il disegno di un cagnolino raggomitolato. Le fitte righe scritte sul retro bastano di nuovo a ricordarmi che non sto vivendo più. Aspetto. Aspetto solo che tutto finisca. Che arrivi Dicembre, che succeda qualcosa. Che l'attesa termini, in un modo o nell'altro. Parlarle, vederla. Ma ormai più passano i giorni, più non so nemmeno cosa vorrei dirle. Cosa potrei dirle. So solo che restare così fa male. Troppo male perchè possa tornare a sorridere..

è facile sai
averti
se chiudo i miei begli
occhietti spenti

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Libertà

Una democrazia non può dirsi matura, se al suo interno non sono garantite le libertà individuali. Questa affermazione, pure molto semplice ma altrettanto fondamentale, sembra venir dimenticata troppo spesso negli ultimi tempi. Dimenticata da chi, magari poco avvezzo all'alternanza democratica, sistematicamente offende e manca di rispetto ad altre persone, per cui, a dire il vero, mai io avrei pensato di parteggiare. Dimenticata da chi, forse confuso sul significato della satira, vorrebbe tornare ad un oscuro medioevo, dove pensarla diversamente dalla massa costituiva un peccato per cui morire.  Dimenticata da chi, nonostante le proclamazioni di nuovi corsi e di ingiustizie riparate, continua imperterrito a praticare aberrati distorsioni delle notizie, negando ai suoi spettatori il diritto ad una informazione equa. Dimenticata da chi, sulla base di una presunta afferenza alla sfera privata delle persone, vorrebbe dettare le regole della sfera pubblica, riscrivendo libertà acquisite con grandi sacrifici. E tutto ciò, mentre abili mestieranti distraggono con pacchi, regali, ricorrenze ormai svuotate d'ogni significato, e riempite di vano spirito consumistico. Di fronte a tutto ciò, mi torna spesso in mente una frase, purtroppo quanto mai adatta:

 È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi.

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Citazione

Ho cercato di convincermi che lasciare delle persone non è la cosa peggiore che puoi fare loro. Può risultare triste, ma non deve obbligatoriamente essere una tragedia. Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo. Naturalmente andare avanti è un'infedeltà verso gli altri, verso il passato, verso la vecchia nozione di se stessi. Forse ogni giorno dovrebbe prevedere almeno un'infedeltà essenziale o un tradimento necessario. Sarebbe un atto ottimista, un atto di speranza, che garantisce fiducia nel futuro, la prova che le cose possono essere non solo differenti , ma migliori.
Hanif Kureishi

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