Under pressure.

Sono ufficialmente stanco. Morto. Un articolo in scadenza vicinissima, duecento pagine da tradurre in venti giorni, due registrazioni a settimana e cinque redattori con cui collaborare sono decisamente troppe cose per un uomo solo. Poi, se costui è  naturalmente pigro come me, la situazione è ancora più stressante. Se poi attorno a me chiunque, dal più grigio scribacchino da giornale di provincia all'avvenente conduttrice da tv nazionale, non fa altro che pensare a dove trascorrere le vacanze estive, allora tutto assume un chè di paradossale. E se a ciò sommate il fatto che mi aspetta un week end in cui l'unico momento di svago sarà con una sadica che sta già affilando le forbici per tosarmi, al paraddossale si aggiunge un retrogusto tragico. Percui, fatemi il piacere: non parlatemi più di vacanze. Almeno per un altro mese e mezzo, quella parola non ha alcun significato per me.

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