Decalogo per giovani star.

Avendo a che fare ormai quotidianamente con le opere prime di giovani registi e attori, non mi stupisco più di cosa siano disposti a fare per godere di cinque minuti di visibilità. Certo, considerando anche come persino dalle aule giudiziare stiano arrivando esempi non proprio edificanti della versione cazzara e nostrana del cosiddetto “star system”, la cosa non dovrebbe più stupire così tanto. Ecco quindi, qualche consiglio sparso per chi nonostante tutto è ancora attratto dalle lucine della ribalta.

    Non bastano una camicia nera e una cravatta rosa per essere punk. Saper suonare uno strumento o avere delle motivazioni valide aiuterebbe.             

    Sarebbe cosa buona che ci fosse davvero qualcosa da dire, non che si facesse solo sfoggio di capacità o, peggio ancora, di sé stessi. 

   Per quanto ultimamente possano esserci molti esempi contrari, un’etica rigorosa dovrebbe essere alla base di ogni carriera, persino di quella di un giornalista.

–   Può anche succedere, ogni tanto, che le storie non abbiano un lieto fine melenso e buonista. Così, magari, da assomigliare lontanamente alla vita reale. 

    La creatività non si misura nel numero di autori diversi che si ha citato/copiato/omaggiato. Dovrebbe essere qualcosa di proprio e personale. 

   Essere piacevoli allo sguardo degli spettatori non basta per essere attrici o ballerine. Chi ha detto “anche l’occhio vuole la sua parte” non era certo un critico cinematografico.                                                                                            

    E’ ufficiale, quell’aria sostenuta da “non cerco il pubblico, io sono un regista impegnato” ha stufato. Anche perché è proprio facendo questi corti due camere e cucina, spesso inguardabili, che si cerca comunque di catturare un certo pubblico.

    L’impegno sociale, vero o finto che sia, è sempre una cosa bella. Anche se alcuni standard minimi di qualità andrebbero rispettati comunque. Oltre, ovviamente, a non trasformare le oggettive tragedie umanitarie in squallide forme di pietismo. 

    Un attore non dovrebbe mai pensare di star recitando. Anche se certe facce, certi sguardi da “la telecamera è lì e questo è il mio profilo migliore” hanno un effetto comico irresistibile.

    Mai mettere scene di sesso in un corto. Per nessuna ragione. Su dieci-venti minuti di durata dell’intera pellicola, una scena di tre minuti del genere, sbattuta a caso in faccia allo spettatore non crea interesse alcuno. Al più perplessità.  

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